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Scalea. Festa della Madonna del Carmine rovinata (si fa per dire) da un grosso incendio

Le abitazioni minacciate dalle fiamme, domate dai Vigili del fuoco e dagli stessi cittadini

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    Ieri sera, a Scalea, mentre divampavano le fiamme in una zona abitata, la processione nel centro storico proseguiva il suo cammino, con le autorità religiose e civili in testa e numerosi fedeli a seguito. Come se niente fosse, subito dopo, si assisteva al consueto spettacolo di fuochi pirotecnici, in barba a quello che sulla collina del paese stava accadendo.

    The show must go on, verrebbe da dire ironicamente, se non si portasse rispetto per la fede sincera degli scaleoti verso la Madonna del Carmine e, soprattutto, verso quegli scaleoti che, invece, vedevano essere messe seriamente a rischio la propria incolumità e la propria casa. Sedate le fiamme dai vigili del fuoco e dagli stessi abitanti, in questi ultimi rimaneva la rabbia e la delusione per non aver sentito la vicinanza di chi è preposto alla difesa dell’incolumità dei propri cittadini. A Roma, nel 64 d.C., scoppiò uno dei più noti incendi della sua storia, attribuito a Nerone, descritto mentre suonava la cetra nell’assistere allo spettacolo.

    Fu Tacito a scagionarlo da questa ingiuria: pare che l’imperatore fosse fuori dalla città e, una volta tornato, pensò al contrario ai suoi concittadini, dando loro protezione e ristoro. In questi giorni di emergenza, si sono capite meglio alcune cose: responsabilità, leggerezza, impreparazione, complicità sono trasversali e rappresentano la patata bollente, che si passa volentieri nelle mani altrui. Le fiamme divampano imperterrite e ignare, alimentate dal vento, dalla siccità e di sicuro anche dall’incuria, dall’azione criminosa di chi su di esse lucra, da chi non sa fronteggiarle adeguatamente.

    Tania Paolino

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