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La sfrattano da casa, tenta il suicidio in tribunale

Il giudice l'allontana da casa, lei prova ad “auto sfrattarsi” dalla vita

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    Elvira (il nome è di fantasia, ndr), cinquantenne di Altomonte, ieri donna vitale, carismatica e di successo, oggi è la brutta copia di se stessa. Per colpa della crisi economica, per colpa di scelte imprenditoriali sbagliate, per colpa di persone che le avevano promesso e garantito aiuto e sostegno ma, che nel suo momento più difficile, le hanno voltato le spalle. Elvira, un tempo circondata da amici e conoscenti, s’è ritrovata di colpo da sola. A lottare contro i suoi debiti, a sfidare le sue paure, a combattere contro tanti demoni e altrettante incertezze. Il mondo di Elvira, si è sgretolato come un castello di sabbia, “inghiottito” dal mare. L’unica e l’ultima certezza di Elvira, era la sua casa. Quelle mura che le davano protezione, che le garantivano rifugio. Che le permettevano di “ancorarsi” alla vita e alla speranza. Di ricominciare, di rivedere la speranza, di riprendere il suo cammino verso il futuro. E, invece, anche quest’ultima certezza, le è stata negata. Il tribunale fallimentare, infatti, le ha ordinato di sgomberare la casa, lasciandola immediatamente. Un verdetto che per la donna è stato pesante come un macigno, inappellabile come una condanna definitiva. Elvira, ascoltato il verdetto, è rimasta per un paio di minuti con lo sguardo perso nel vuoto, scoppiando, poi, in un pianto dirotto. L’ennesima umiliazione pubblica riservatale dalla giustizia e l’ennesimo sgambetto della vita, le hanno “manomesso” l’interruttore nevralgico della sua dignità, mandandolo in tilt. Elvira, è uscita dall’aula con la testa bassa e con il volto “tumefatto” dal pianto e dal dolore. L’imprenditrice s’è incamminata verso l’uscita del tribunale, stringendo un fazzoletto nelle mani. Camminando lungo il corridoio del palazzo di giustizia, s’è fermata davanti ad una finestra. L’atteggiamento della donna ha insospettito i presenti dell’ultimo piano del tribunale che, capendo le intuizioni della donna, hanno lanciato l’allarme, chiedendo aiuto a gran voce. Elvira ha inspirato dignità e respirato paura e ha tentato di uccidersi, lanciandosi nel vuoto. In quel suo “verdetto” ha visto la soluzione ai suoi guai, la fine del suo incubo, l’ammutinamento della sua disperazione. Due giudici donne l’hanno fermata in tempo, dandole rifugio tra le loro braccia e la loro comprensione. Elvira, soccorsa è stata affidata alle cure dell’equipe medica ed infermieristica del 118 che l’ha soccorsa. Ci vorrà tempo affinché le sue ferite inferiori si rimarginino. Ci vorrà pazienza e coraggio perché Elvira possa trovare il modo per ricominciare daccapo. L’imprenditrice, titolare di un’azienda fallita, e proprietaria di alcuni terreni, con conti correnti bloccati e carte di credito inutilizzabili, non pensava che la “legge” le scippasse di mano anche le chiavi di casa. Elvira è viva. E, lo deve a due donne: la mano della legge che l’ha salvata e la comprensione della giustizia che l’ha afferrata in tempo. Elvira è senza casa, ma è ancora in possesso della sua vita. Ed è tanto, davvero tanto. E’ un punto di partenza. Da cui ricominciare.

    Carmine Calabrese

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