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Quando il soccorso arriva dal cielo

A colloquio con Pasquale Gagliardi (in foto), medico anestesista rianimatore incursore dell’aria presso le basi 118 dell’elisoccorso calabrese.

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    Succede, e di solito succede sempre in estate o comunque nei periodi di vacanza, quando l’ordinario e la normalità di tutti, giovani e adulti, cedono il passo a momenti di meritato riposo in cui qualche eccesso di troppo, fisico, alimentare, sportivo, potrebbe tradursi in emergenza/ urgenza, o ancora peggio in emergenza / urgenza estrema. E non sono poche le volte in cui alzando lo sguardo al cielo, si scorge un elicottero in volo, e tutti si chiedano cosa stia accadendo lassù, ed in silenziosperano nell’intervento efficiente, immediato ed umano del rianimatore di turno e della sua equipe. Un mestiere difficile e delicato quello dell’anestesista che, specie nei casi più estremi opera sul fino di lana, considerando il tempo un suo nemico e non un alleato, laddove dieci secondi in più sono e fanno la differenza. E l’impercettibile linea di demarcazione tra la vita e la morte la conosce e ce la spiega bene Pasquale Gagliardi, anestesista – rianimatore il cui curriculum è compendio di alta professionalità, equilibrio perfetto tra il medico e l’uomo. Già Responsabile di struttura Operativa Complessa di Anestesia Rianimazione e Terapia Intensiva spoke Paola – Cetraro , nonché Dirigente Medico, membro di equipaggio di Elisoccorso, incontrarlo, è stata un’impresa. In ospedale, oppure in volo, giorno e notte, non un minuto di pausa, telefono sempre accesso in continua comunicazione col resto del mondo e di più. Si, perché come egli stesso sottolinea – “ quando arrivo sul luogo di una tragedia, l’unico dialogo interiore possibile è solo tra me ed il buon Dio. Con il Lui cerco di “barattare” il mio amore per questo mestierechiedendo sempre in cambio la sopravvivenza del paziente. E posso dire che finora sono sempre stato ascoltato ed anche fortunato.” – Trent’anni di carriera, per lui il contatore delle ore di volo e di sala operatoria non si è mai fermato. Una specializzazione in medicina del nuoto, attività subacquea ed iperbarica conseguita all’Università di Chieti , valore aggiunto nella gestione delle emergenze. Edal momento che siamo in piena estate è proprio di queste che vogliamo parlare. -“Nei mesi estivi – dice Gagliardi – le criticità sono molteplici, alcune possono apparentemente presentarsi non gravi, ma in realtà il fattore incognita è sempre in agguato. Ci sono tre tipi di emergenze in mare che di frequente mi è capitato dover gestire. Parliamo di embolia – annegamento – malattie da decompressione, sincope indotta da apnea, situazioni di pericolo che hanno tutte a che fare col mare. Chi sceglie di avere un rapporto con esso, i sub prima di tutto, dovrebbero farlo solo se hanno la capacità di gestire l’immersione o l’apnea, altrimenti sarebbe meglio evitare. Le chiamate al 118 per annegamento sono tante, mentre la sincope indotta da apnea piuttosto che l’embolia gassosa, in percentuale meno frequenti.” Cerchiamo di capire insieme a lui di cosa si tratta. “-L’annegamento non necessita di spiegazione, “ – prosegue “mentre nell’’immersione in apnea il sub sfrutta l’ossigeno presente nei polmoni e nel sangue, e durante la permanenza subacquea l’ossigeno diminuisce aumentando l’anidride carbonica prodotta dal corpo. Quando i valori di anidride carbonica diventano elevati, si genera la sincope anossica con conseguente perdita di coscienza. La malattia da decompressione , (il cui acronimo è MDD) determina una formazione di bolle all’interno del circolo sanguigno o dei tessuti , provocata dalla mancata eliminazione di gas inerti (azoto per esempio). Anche questa si verifica dopo un immersione subacquea. L’embolia gassosa arteriosa ( acronimo EGA), è invece una grave patologia da decompressione che si manifesta con la presenza di bolle di gas all’interno della circolazione sanguigna. C’è una estrema sovradistensione polmonare– continua – “che arriva a un punto tale da causare lacerazioni nello stesso tessuto “- Parla con competenza il dottore Gagliardi, ed il suo tono pacato, induce fantasiosamente a pensare che se interviene lui in una di queste situazioni, uno strappo alla regola o una monelleria varrebbe la pena di farla. “ Come una polizza ? “dice, e sorride. A questo punto entra in gioco anche il discorso sull’importanza e l’utilizzo della camera iperbarica. – “ Attualmente in Calabria ce n’è una sola a Palmi. In precedenza Cosenza aveva avuto questa opportunità, ma poi non si è più continuato ad utilizzarla. Nel discorso delle emergenze in mare è uno strumento importantissimo, il cui immediato utilizzo eviterebbe al paziente grossi danni neurologici. Sono sicuro che una migliore ed efficace campagna di sensibilizzazione ottimizzerebbe al massimo i tempi di intervento.” – Il discorso è chiaro. Nella sua operatività sia di anestesista – rianimatore che di incursore dell’aria il tempo è una variabile che egli teme e sfida, e nel faccia a faccia con la morte difficilmente quest’ultima gioca la sua carta. – “ oltre l’impossibile non posso andare “ – ci dice– “ ma di una cosa sono certo. Mi spendo fino allo stremo, insieme a chi lavora con me, per permettere alla vita di poter vivere,anche se gli incidenti e le emergenze che affrontiamo, spesso lasciano segni indelebili nel mio animo” – Gli chiedo come fa a metabolizzare lo stress ad alto impatto di un intervento o di una missione d’emergenza. – “ ho un piccolo segreto, ma non lo dico perché è un rito che faccio da solo e che mi aiuta ad elaborare i momenti negativi di questo lavoro”. Rispetto il suo silenzio . Lo hanno definito “ l’angelo del soccorso, l’incursore dell’aria, il medico emergenza”. Rifletto. Pasquale Gagliardi è un’anima prestata all’esserci sempre e comunque. “hic etnunc” – “qui e ora”. E se leggo bene tra le pieghe del suo sguardo, scorgo un uomo che non pretende di garantire a nessuno l’immortalità, ma cheper tutte le volte che vola, fa “ a pugni con Dio” contrattando la vita. Francesca Pecora

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