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Omicidio Augieri, il 19enne resta a Poggioreale

Per il gip, l’impianto accusatorio è solido. Gli avvocati puntano al Tdl

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    Una coltellata, mortale, all’esistenza di Francesco. E, del suo futuro. Un fendente per recidere omertà, indifferenza e silenzi. Con quella stessa lama che, secondo l’accusa, il 19enne Francesco Schiattarelli ha “spezzato” la vita di Francesco Augeri, la legge cerca di fare giustizia. Sbrogliando la verità da un groviglio ingarbugliato di sangue, di mani, di braccia, di violenza, di malvagità, di complicità. Il lavoro investigativo, effettuato dai carabinieri della Compagnia di Scalea, competente per territorio, è stato esemplare. Un lavoro certosino, minuzioso, attento, coordinato dalla Procura della Repubblica di Paola. Un lavoro che ha costretto Francesco Schiattarelli alla resa. Volontaria. Il 19enne, una delle tante anime erranti del rione Sanità di Napoli, nel pomeriggio di domenica, infatti, s’è consegnato al carcere di Secondigliano. Un gesto, dettato dal suggerimento dei suoi avvocati ma, anche dal rimorso, dal senso di colpa e dalla paura. Sì, probabilmente, la paura di aver fatto qualcosa di grave, qualcosa di incancellabile, qualcosa più grande di lui. E, forse, è anche questo senso di paura, che, di colpo, Francesco Schiattarelli, nel perimetro circoscritto di una stanza, con il sole che, a stento, filtra tra le sbarre alle finestre e con l’orizzonte del suo futuro, nascosto dietro un’”ecclissi” di incertezza, diventata, all’improvviso, buia, ha perso la sua spavalderia delinquenziale e la sua arroganza criminale. Scoprendosi fragile, solo, impaurito. Anche davanti al gip, l’indagato numero uno per l’omicidio di Francesco Augeri, s’è mostrato spaventato.

    L’accusa di omicidio aggravato, ha fatto “sgonfiare” il suo stile da Gomorra. Ma, il suo atteggiamento, non ha impietosito il giudice per le indagini preliminari che, al termine dell’interrogatorio, ha disposto la custodia cautelare per il 19enne. La posizione di Schiattarelli, per stessa ammissione dei suoi legali di fiducia, gli avvocati Giorgio Pace e Francesco Paone, sarà discussa davanti ai giudici del Tdl. Per i legali del 19enne, l’impianto accusatorio è pieno di falle e di buchi. Di diverso avviso, la Procura della Repubblica, convinta attraverso il capo dei pm Pierpaolo Bruni e il sostituto procuratore Maria Francesca Cerchiara, titolare dell’inchiesta, di aver ricostruito l’esatta dinamica dei fatti e le varie fasi della rissa. I pezzi sparpagliati di questo puzzle di sangue, dolore, pianti, disperazione e morte, è stato ricostruito, non solo tramite una capillare indagine dei carabinieri ma, anche, attraverso le testimonianze di chi sostiene di aver visto, di chi giura che c’era, di chi è sicuro di aver saputo come sono andati i fatti. Già, i fatti.

    La cronologia di questo dramma d’agosto, iniziato, lo scorso 22, allo scoccare delle 3, comincia con un minorenne che aggredisce, prima verbalmente, poi fisicamente, un altro napoletano. A scatenare la scintilla, pare, una spallata. Raffaele Criscuolo, finisce per terra, con una ferita ai glutei. Una ferita, inferta con una coltellata. Alle 3.30, sempre secondo questa ricostruzione, inizia il secondo atto di questo dramma: Criscuolo, seppur ferito, raggiunge Augieri per chiedergli aiuto. Ed è proprio questa richiesta di aiuto che costa la vita a Francesco. Augeri e Criscuolo, vengono di nuovo colpiti. Cazzotti, schiaffi, gomitate, pugni e, poi, di nuovo coltello. Un coltello appuntito che “penetra” nella carne di Francesco, ferendolo al collo, alla schiena, al cuore. E, poi, ancora, ancora, ancora in altre parti del corpo. Con inaudita violenza e con disumana irruenza malvagia. Poi, quando Francesco Augieri è riverso a terra, quasi “annegato” nel suo stesso sangue, inizia il fuggi fuggi. E’ il caos. Tutti scappano. C’è chi si nasconde tra le vie buie di Diamante, c’è chi, come Francesco Schiattarelli, s’affretta a lasciare il luogo di villeggiatura e far ritorno a Napoli. Il 19enne, si da alla fuga, sperando di farla franca, sperando di non essere stato visto, sperando di esser riuscito a mimetizzarsi nella calca, fino a diventare invisibile, irriconoscibile. Ma, qualcuno ha visto, qualcuno sa. Partono le indagini, parte la corsa disperata verso l’ospedale, prima di Cetraro, poi di Cosenza. Ma, la corsa contro il tempo, è inutile. Francesco Augieri, spira in ambulanza. Francesco Schiattarelli, invece, s’allontana. Ma, sentendosi braccato, si consegna. Ora la storia, continua da qui.

    Carmine Calabrese

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