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Operazione Arsenico. Sversavano rifiuti pericolosi in fiume, sequestrati impianti

Obblighi di dimora per due dirigenti della società affidataria della gestione delle strutture

I Carabinieri della Forestale di Cosenza, con il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno sequestrato l’impianto di trattamento rifiuti liquidi speciali di proprietà della Consuleco srl e il depuratore comunale ubicati nel comune di Bisignano, in provincia di Cosenza. L’attività investigativa ha portato all’emissione di due misure cautelari di obbligo di dimora nei confronti dell’amministratore e del direttore generale della Consuleco srl, società affidataria anche della gestione dell’impianto comunale di Bisignano ai quali è stato contestato il reato di inquinamento ambientale. Secondo quanto emerso dalle indagini i due, fornendo illecite direttive ai dipendenti, anch’essi indagati, si sono resi responsabili del reiterato sversamento nel fiume Mucone di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi. Sono in corso perquisizioni e sequestri di materiale probatorio presso tredici siti industriali ubicati in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Generico febbraio 2020

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa tenutasi presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Cosenza, a cui ha partecipato il Procuratore della Repubblica di Cosenza, Dott. Mario Spagnuolo, il Sostituto Procuratore, Dott. Giuseppe Francesco Cozzolino, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Piero Sutera, il Comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Cosenza, Ten. Col. Vincenzo Perrone, il Comandante del NIPAAF, Magg. Adolfo Mirabelli, ed il Comandante della Compagnia di Rende, Capitano Sebastiano Maieli.

In particolare, i rifiuti speciali venivano conferiti presso l’impianto di trattamento della Consuleco che avrebbe dovuto trattarli per ridurre il livello di elementi inquinanti entro i limiti previsti per poi conferirli in testa all’impianto di depurazione comunale di Bisignano dove avrebbero dovuto proseguire il trattamento previsto. Tale processo invece non avveniva in quanto gli approfondimenti investigativi, corroborati da 102 prelievi effettuati sul fiume Mucone, in prossimità dello scarico ed a diverse altezze della condotte fognarie e dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi, hanno comprovato che gli indagati, tramite una condotta di bypass, utilizzata esclusivamente nelle ore notturne, scaricavano ingenti quantitativi di rifiuti liquidi, senza sottoporli a trattamento, direttamente nella condotta fognaria di scarico e quindi nelle acque del Fiume Mucone, ove sono stati rilevati, come si evince dai campioni esaminati dall’Arpacal, livelli altissimi di elementi inquinanti, con concentrazioni anche superiori di 40.000 volte rispetto al limite di legge.

Anche le ispezioni condotte dai Carabinieri sulle sponde del fiume hanno consentito di evidenziare una coltre di schiuma torbida e scura che si estendeva sino a valle, nonché odori nauseabondi ed irritanti

Questa mattina, i militari dell’Arma hanno inoltre eseguito perquisizioni e sequestri di materiale probatorio, emessi dall’A.G. delegante, presso siti industriali ubicati nei Comuni di Taranto, Brindisi, Viggiano (PZ), Motta S. Anastasia (CT), Gela (CL), Crotone (KR), Lamezia Terme (CZ), Corigliano-Rossano (CS) e Celico (CS), siti che, sulla base di regolari contratti, conferivano i rifiuti presso la Consuleco di Bisignano.

A conclusione delle operazioni, come disposto dal GIP, un custode giudiziario assicurerà la continuità del processo depurativo del solo impianto comunale.

 

foto di Francesco Greco