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CRONACA

L’INTERVISTA.Cosenza Vecchia: Palma, Occhiuto finalmente si muove ma resta qualche ombra

Centro o periferia storica che sia (la seconda definizione sarebbe più corretta) sul centro storico i riflettori sono ormai sempre puntati, dopo un lungo tempo di abbandono anche mediatico

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Lunedì 30 Luglio 2018 - 10:36

Paolo Palma, ex parlamentare e oggi presidente della “Associazione G. Dossetti – Per una nuova etica pubblica”, è da anni in prima fila nella battaglia culturale per la rinascita della città storica dove è nato, sulla sponda destra del Crati, nel quartiere Massa. La Dossetti ha promosso tre anni fa la pubblicazione di un “Libro Bianco su Cosenza Vecchia”, insieme ai sociologi dell’Unical, poi ha dato vita con altre associazioni cosentine al pool “Prima che tutto crolli”, che ha elaborato una proposta di legge regionale di iniziativa popolare per la rinascita dei centri storici calabresi, ora all’esame del Consiglio regionale. Infine, un mese fa, la Dossetti, Civica Amica, presieduta dalla professoressa Gilda De Caro, e Cosenza Storica Attiva (Cos.S.A.), presieduta dall’architetto Venanzio Spada, hanno costituito l’Osservatorio Cosenza Vecchia con l’obiettivo di monitorare e valutare con rigore scientifico (hanno coinvolto numerose personalità della cultura cittadina) le politiche urbane per la città storica, nel momento in cui sta per cadere su Cosenza Vecchia una si spera benefica pioggia di fondi pubblici, a cominciare dai 90 milioni della recente delibera Cipe.

C’è sempre una grande attenzione su Cosenza Vecchia, come se il Libro Bianco della sua Associazione Dossetti stia dando frutti. E’ di pochi giorni fa la notizia che il sindaco Occhiuto intende espropriare i beni privati abbandonati nel centro storico di Cosenza per trasformarli in abitazioni per studenti dell’Unical o giovani coppie. Crede in questa iniziativa o è campagna elettorale in vista delle prossime regionali?

Non amo la dietrologia. So che il sindaco ha dichiarato di voler terminare il suo mandato e di non essere interessato a candidature alla Regione. Voglio credergli. Quindi devo desumere che si sia ravveduto, che stia uscendo cioè da una fase di scetticismo e disinteresse per la rivitalizzazione di Cosenza Vecchia, anche se i comportamenti non sono sempre coerenti. Credo che questo positivo mutamento di mentalità sia dovuto non tanto al Libro Bianco su Cosenza Vecchia dell’Associazione Dossetti, quanto soprattutto al vasto movimento di opinione cittadina che esso ha contribuito a generare, alle tante associazioni, vecchie e nuove, che esercitano ogni giorno una formidabile pressione positiva, costruttiva, per la rinascita di Cosenza Vecchia. L’idea degli espropri delle abitazioni fatiscenti fino a poco tempo fa Occhiuto la osteggiava e preferiva le frettolose demolizioni. Se si fosse ravveduto prima ce le saremmo risparmiate. Ma tant’è. Ben venga quindi la nuova iniziativa, anche se c’è da dire che Occhiuto si affida alla casualità delle condizioni statiche, non a una vera progettualità urbanistica, per cui non possiamo parlare di strategia. Personalmente, inoltre, non condivido il collegamento che il sindaco opera tra le abitazioni per gli studenti dell’Unical e la metrotranvia essendo troppo lunghi i previsti tempi di percorrenza della metro, complessivamente oltre 40 minuti. Resto dell’avviso che bisogna battersi per portare nel centro storico qualche pezzo di Unical utilizzando gli appositi strumenti normativi e/o gestionali.

Sempre nel centro storico il Sindaco ha attivato il divieto di circolazione delle auto, ossia la Ztl. Questo provvedimento può incentivare il turismo?

Ecco l’esempio un comportamento non coerente, di cui parlavo prima. Sono del parere, insieme a tanti, che non si chiude al traffico in modo drastico una periferia storica collinare, di collina aspra peraltro, quando sta cadendo a pezzi ed è in fase di spopolamento. Provvedimenti come questo rischiano di essere un colpo di grazia per il colle Pancrazio. Scelte del genere vanno fatte dopo un attento studio delle condizioni di contesto, dei flussi di traffico, delle esigenze dei cittadini, compresi, per intenderci, i servizi a domicilio, fondamentali per chi si muove con difficoltà. Il provvedimento è inoltre sbagliato nel metodo perché decisioni del genere devono essere discusse prima con i cittadini, con gli abitanti, con i pochi esercenti attività commerciali presenti sul territorio, con la Curia cosentina che rappresenta un vasto territorio metropolitano. Con queste premesse non vedo come l’ordinanza di Occhiuto possa favorire il turismo.

Cosa bisogna fare secondo lei per risollevare le sorti di Cosenza Vecchia?

Prima di tutto bisognerebbe avere come riferimento un’idea di città che consideri la città antica, quella medievale e rinascimentale, come la sua identità, senza fughe nelle pur suggestive leggende del re barbaro Alarico. E quindi sarebbe necessario intraprendere una vigorosa politica di riequilibrio territoriale a sud per riportare Cosenza al centro dei suoi casali, secondo la storica armonia della città circolare. Basti pensare che nel raggio che va da piazza dei Valdesi ad Arcavacata, in tutte le direzioni, sono compresi circa 25 Comuni, tutti a meno di 20 minuti di distanza da corso Mazzini. Mi sembra invece che Occhiuto, pur con qualche lieve ma insignificante distinguo, sia culturalmente succube della vulgata secondo cui l’area urbana sarebbe formata soltanto da Cosenza e Rende, Castrolibero come appendice e tutt’al più Montalto Uffugo come obiettivo. Succube della idea di città-spaghetto che corre verso nord e che per questa sua linearità non consente né la mobilità urbana né la corretta distribuzione dei servizi. Insieme al riequilibrio a sud ci sarebbe bisogno di potenziare il ruolo culturale di Cosenza Vecchia, come accennavo parlando dello spostamento di qualche pezzo di Unical, e di affrontare seriamente il problema della messa in sicurezza della città antica: messa in sicurezza di pendici, terreni, fabbricati, sismica, idrogeologica, dei sottoservizi.

Crede che la metrotranvia possa portare vantaggi alla città, o meglio all’area urbana visto che dovrebbe collegare Cosenza all’università?

Certo il collegamento diretto della città con l’università è importante e va migliorato. Ma che cosa intendiamo per collegamento? Quello che utilizza un sistema improponibile, antieconomico, paesaggisticamente invasivo e obsoleto degli anni ’70, come un tempo lo definiva Occhiuto? Oppure quello su strada ferrata, sempre per usare i concetti da lui espressi prima della “conversione”, che si trova a 50 metri dal tracciato previsto, con riqualificazione delle stazioni esistenti fino a Casali? Questo secondo tracciato, a differenza di quello prescelto, collegherebbe le aree a sud della città con quelle a nord, ma anche la Valle del Savuto e Catanzaro con evidente ampliamento del bacino di utenza. Credo che questa seconda soluzione possa portare vantaggio alla città e all’area urbana correttamente intesa nel senso circolare di cui ho parlato, senza che siano sventrate due città. Una volta Occhiuto la pensava così, e io sono d’accordo con il primo Occhiuto.

Passiamo dal centro storico di Cosenza ai centri storici calabresi. A che punto è la proposta di legge regionale d’iniziativa popolare elaborata da Prima che tutto crolli, di cui lei è portavoce, e sottoscritta da oltre cinquanta comuni della Calabria?

La proposta di legge per la messa in sicurezza e la rinascita dei centri storici calabresi, cui hanno aderito oltre cinquanta Comuni di tutta la Calabria, rappresentanti circa 350mila cittadini, è in discussione nella IV commissione Ambiente e Territorio presieduta da Mimmo Bevacqua. Ci sono state alcune audizioni da cui è emerso, da parte dei consiglieri regionali, un forte apprezzamento, per cui siamo ottimisti circa il suo approdo in aula nei prossimi mesi, dopo il parere della commissione Bilancio. Anche in questo caso, me lo faccia dire con una punta d’orgoglio, abbiamo mosso acque stagnanti. Dopo il nostro martellante battage, infatti, la giunta regionale ha approvato un bando relativo a fondi europei (ben 100 milioni) destinati agli antichi borghi calabresi. Si tratta di finanziamenti specifici volti ad andare incontro ad esigenze altrettanto specifiche dei vari Comuni ed esauriscono in esse il loro ciclo. La nostra proposta mira invece a mettere in moto un meccanismo di lunga durata, volto a incentivare comportamenti virtuosi e politiche efficaci di rivitalizzazione complessiva e integrata. I due strumenti normativi non sono tuttavia in contrasto, possono tranquillamente coesistere. Ma sarebbe un grave errore da parte della giunta Oliverio fermarsi al bando, con il rischio di dare finanziamenti a pioggia e poi tanti saluti. Avrebbe tutto l’interesse, invece, a favorire l’approvazione della proposta di legge d’iniziativa popolare, che segnerebbe una pagina nuova e luminosa nella storia del regionalismo italiano.

Astolfo Perrongelli




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