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CRONACA

Strangio, il boss trovato in una mansarda a Rose, aveva 8mila euro contanti

Rinvenuti anche 3 cellulari bruciati, cocaina e due valigie pronte per la partenza

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Venerdì 15 Febbraio 2019 - 11:0

COSENZA - Viveva nel cosentino da almeno un anno Giuseppe Strangio, il latitante arrestato stamani dai carabinieri. L'uomo, secondo le indagini degli investigatori dell'Arma di Reggio Calabria e Cosenza, si è spostato in diversi centri fino ad arrivare a Rose un paio di settimane fa. Nella cittadina, Strangio si era sistemato nella mansarda all'ultimo piano di un tranquillo condominio. La sua tranquillità, tuttavia, è stata interrotta nella tarda serata di ieri quanto i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, in collaborazione con quelli di Cosenza e con personale dello Squadrone Cacciatori di Calabria, hanno fatto irruzione nell'appartamento sorprendendo l'uomo da solo.

Per farlo, i militari hanno dovuto abbattere la porta blindata servendosi di un ariete. All'interno dell'abitazione i carabinieri hanno trovato svariate carte di identità ed un passaporto intestati a terzi, acquisiti per essere contraffatti con la sostituzione della fotografia. Inoltre Strangio aveva con sé denaro contante per 8.000 euro. Nel camino sono stati trovati anche tre telefoni cellulari parzialmente bruciati, mentre due valigie erano pronte per una rapida partenza. Su alcuni mobili sono state trovate tracce di cocaina. Strangio è stato arrestato in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Reggio Calabria, diretta da Bernardo Petralia, nel gennaio dello scorso anno, momento dal quale aveva fatto perdere le proprie tracce, in ragione di una condanna a 14 anni di carcere per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, divenuta definitiva.

Le prolungate indagini che hanno portato alla cattura del latitante, frutto, hanno evidenziato gli investigatori, "del sistematico ricorso alle varie componenti territoriali, mobili e speciali dell'Arma dei Carabinieri, il cui impiego consente di affermare in maniera capillare l'autorità dello Stato sul territorio", sono state condotte con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri.




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