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Dalla disperazione al sogno, tutto in una stagione. Con un finale da applausi

Sabato sera finale a Pescara. Cosenza si prepara al “pellegrinaggio” rossoblu e intanto gli abruzzesi...

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    Una storia da libro … Cuore. Rossoblù. Forse nemmeno il più sofisticato tra gli scrittori, avrebbe pensato ad un finale del genere. Cosenza in rampa di lancio per “puntare” alla B. Un’autentica sorpresa, ricordando le prime giornate di campionato, i gol presi, quelli non segnati e quella mancanza di amalgama tra i calciatori. Tutto troppo brutto, tutto troppo strano, tutto, purtroppo, troppo vero. La gestione Fontana, si è rivelata disastrosa. Forse l’ex tecnico della Juve Stabia non era pronto per il Cosenza, forse la squadra non era adatta alla “filosofia” tattica del tecnico catanzarese, forse, forse, forse. Per settimane, per mesi, sotto tutti questi forse, sono state “sepolte” le speranze di un’intera città, sono stati “lapidati” Corsi e compagni, sono stati “condannati” il patron Guarascio e il diesse Trinchera. Tutti, proprio tutti, sono finiti sul banco degli imputati. Tutti, proprio tutti, sono stati accusati di “alto tradimento” della maglia e di scarso senso di appartenenza all’identità da Lupi. Tutto questo è andato avanti, fino all’esonero di Gaetano Fontana, con il conseguente allontanamento del suo staff. Poi, la scelta di puntare su Braglia. Punto essenziale della “rinascita” rossoblù. É anche vero che, il tecnico toscano, ha dovuto utilizzare tutto il suo carattere vincente e il suo carisma, per trasformare un gruppo di calciatori “spaventati” e timorosi, più di se stessi e del pubblico che, degli avversari, in “uomini” che, imparassero a convertire i limiti in convinzioni, lo spirito di gruppo in forza di squadra. Ed è così, partita dopo partita, che Braglia ha costruito il “suo” Cosenza. Se c’è un uomo, a cui dire grazie, il primo della lista è proprio Piero Braglia. Lui, arrivato al “capezzale” del Cosenza, con il palmares di vincente, ha messo subito “fuori squadra” il timore e la paura. Spedendoli in tribuna. Ha, invece, dato una maglia da titolare all’orgoglio e al coraggio, al cuore e alla grinta. E, i quattro nuovi “innesti”, hanno premiato la fiducia. Sì, perché questo ha fatto Braglia, ha ridato fiducia. Alla squadra, alla città, alla tifoseria. Il resto, l’hanno fatto Guarascio e Trinchera. Entrambi hanno avuto coraggio, entrambi hanno “sfidato” nuovamente la sorte, scegliendo puntando su Perez, su Okereke, su Ramos. Lo stesso avevano fatto prima, scegliendo Palmiero, Tutino, Saracco, Pascali e tutti gli altri odierni “gladiatori” rossoblù. Il lungo filotto di successi consecutivi, collezionati tra campionato e Coppa Italia, hanno risvegliato anche il più scettico tra i tifosi. Se il Cosenza, nonostante tutto, è rimasto a galla, lo deve anche a tutti gli eroici Ultrà della Curva Sud e a tutti gli straordinari tifosi della Tribuna A che, non hanno mai fatto mancare il loro apporto. La cavalcata del Cosenza, da quell’inguardabile ultimo posto in classifica, con appena due punti in graduatoria e una valanga di gol e critiche addosso, alle porte della B, è un formidabile gioco di squadra. La squadra, il pubblico, il mister, lo staff atletico, quello sanitario, il presidente, il diesse, fino all’ultimo dei magazzinieri, hanno remato tutti dalla stessa parte. Dalla parte del cuore, dalla parte dell’orgoglio, dalla parte della grinta. Ed è in questo perfetto gioco di incastri che, ad un certo punto, anche la Dea bendata ha deciso di tifare Cosenza. E’ esploso Tutino, s’è risvegliato Baclet, s’è scatenato Okereke. E, tutti, davvero tutti, hanno fatto e stanno facendo “grande” questo Cosenza. Il quinto posto in classifica è stato il premio della rincorsa. Poi, i play off. Il Cosenza, come birilli, ha buttato giù gli avversari: Sicula Leonzio, Casertana, Trapani, Sambenedettese, Sud Tirol, ultimo magistrale “strike” in ordine cronologico. Il prossimo “birillo” da spazzare, si chiama Siena. La Robur, arriva alla sfida di Pescara, molto “incerottata”. Saranno cinque i bianconeri fuori causa. Tutti messi in castigo dal giudice sportivo. Al Cosenza, invece, mancherà il solo Pascali. E poi, si gioca a Pescara. Pescara, 26 giugno 1994. Allora si cantava, sfottendo la Salernitana, “te lo ricordi Marulla?”. Già Marulla, c’è anche la sua mano in questa cavalcata. Ora, non resta che aspettare che qualcuno dei Lupi, decida di fare il “Marulla”. Sul fronte organizzativo, Cosenza-Siena si è già “giocata” sui i tavoli delle Prefetture e i contatti tra le tre questure. La partita, per svariati motivi, è finita anche sotto la lente d’ingrandimento del Gos (gruppo operativo di sicurezza). Alla fine, la prefettura di Pescara ha deciso: la Curva Sud, illato Sud della Tribuna “Maiella”, la tribuna “Adriatica” è il settore distinti, saranno colorati di rossoblu. Cosenza, infatti, è pronta all’esodo. La cooperazione tra il Comune, la Provincia di Cosenza, la Regione Calabria e le Ferrovie dello Stato ha permesso di allestire un treno speciale. Saranno 500 a salire in carrozza. Saranno tantissimi, anche quelli che partiranno con le auto. Saranno tanti, davvero tanti. Forse cinquemila, forse 10mila ad “occupare” l’Adriatico. Sabato sera, sarà un’altra festa. Perchè questo Cosenza, merita. Perchè questa città vuole tornare nel calcio che conta. Perchè “questa è una malattia che, non va più via”.

    Carmine Calabrese

    Daniela Santelli

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